C’è qualcosa di antico nel gesto di riunirsi per ascoltare musica insieme. A Torrazza Piemonte, domenica 19 aprile, il Municipio ha ospitato il culmine della seconda edizione de La Tur Jazz Festival.
Alle 21:15 noi di Erremusica eravamo presenti tra le prime file del pubblico quando è andato in scena Sinestesie, lo spettacolo multidisciplinare che ha visto protagonista il pianista Umberto Petrin insieme a Emanuele Sartoris e Federica Bertot, con le fragranze artistiche curate da Donato Ciniello. Una performance attesa, costruita intorno all’album omonimo uscito il 27 febbraio 2026 per l’etichetta Da Vinci Publishing, che su Erremusica avevamo già raccontato nei mesi scorsi. Vederla(e soprattutto sentirla!) è un’altra storia.
Il rito olfattivo
Prima che Sartoris e Bertot posassero le mani sui tasti, il pubblico ha ricevuto una mollette. Il rituale è semplice ma potente: prima di ogni brano ogni spettatore riceve una mollette imbevuta dell’essenza corrispondente. Dopo un primo racconto e l’invito da parte di Donato ad annusare la fragranza per centrare la percezione, i due pianisti danno inizio al brano. In quel momento il pubblico è invitato a ri-assaporare l’essenza durante l’esecuzione, lasciando che le note olfattive si intreccino con quelle del pianoforte.
Donato Ciniello, il “Don”, come lo chiamano affettuosamente i clienti, nel live è con i musicisti ad inebriare il pubblico di fragranze raccontandole, sfruttando stratagemmi diversi per variare l’esperienza durante l’esecuzione: il profumo può essere annusato sulla mollette, sulla pelle, sulla pelle del vicino, e ogni volta cambia.
Le quattro fragranze in scena sono quelle della collezione Extrò: Salina, Cashmere, Extrò e Danza, ognuna con una storia, piramidi olfattive complesse e una personalità propria. Non essenze di contorno, ma veri generatori compositivi: le fragranze non sono state semplici accessori, ma guide sensoriali ascoltate, “respirate” e infine tradotte in suoni, lasciando che le loro caratteristiche, dalle sfumature più agrumate e ozoniche a quelle più talcate, dettassero il ritmo e il colore delle composizioni.

La musica
I quattro brani (Extrò, Cashmere, Danza e Salina) nascono allora con l’obiettivo di mettere in musica l’anima delle fragranze omonime. La struttura è articolata e mai monotona: l’alternanza tra i momenti solistici e il dialogo a quattro mani non è solo una scelta estetica, ma il vero motore strutturale dell’opera.
Il contributo di Umberto Petrin conferisce alla serata un’ulteriore stratificazione regalando una sinestesia nella sinestesia: l’opera si apre con la sua poesia L’essenza.
La cifra stilistica del duo regge perfettamente la dimensione live. Il background di Federica Bertot nella musica classica e l’esperienza di Emanuele Sartoris nel jazz e nel blues si muovono, si intrecciano e si trasformano l’una nell’altra. Si percepisce chiaramente dove finisce la scrittura e dove comincia l’improvvisazione e si percepisce, soprattutto, che quella frontiera è esattamente il punto più vivo.
Sinestesie tornerà presto in scena: tra le prossime occasioni, il duo presenterà il lavoro nella cornice del Torino Jazz Festival il 26 aprile.
Foto di: Francesca Gilardi




